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lunedì 30 luglio 2012

All'arrivo

Alla fine di una corsa hanno il volto arrossato, il sudore che appiccica i capelli al casco, sbuffi neri intorno alla bocca. Hanno segni di grasso sui polpacci, a volte sulle cosce strisce di sangue sporche di erba e asfalto e i pantaloncini strappati. Non riescono a parlare, manca loro il fiato, si attaccano alle borracce come fossero seni e chiudono gli occhi.
Stanno imparando a vincere un po' della fatica di vivere.




lunedì 23 luglio 2012

Fermoimmagine sul terremoto

San Matteo della Decima fa parte del comune di San Giovanni in Persiceto ed è in provincia di Bologna.
Quando si parla di terremoto emiliano si parla molto di Modena, poco di Ferrara, per nulla di Mantova Rovigo e Bologna.
Certo a San Matteo si respira molta aria modenese e ferrarese per via della sua collocazione geografica, comunque sia domenica pomeriggio ci siamo ritrovati lì in occasione di una gara ciclistica per esordienti, la categoria a cui appartiene mio figlio. La macchina fotografica era in ogni caso d'obbligo perciò non ero impreparata ad affrontare le scene che mi si sono presentate.
L'impressione è stata quella di un paese rientrato dalla fase di emergenza, che ha ripreso ampiamente le sue attività - compresa appunto l'organizzazione di una gara ciclistica da parte della società locale - anche dovendo "risolvere" alcune situazioni. Non mancano perciò i negozi trasferiti anche solo momentaneamente e gli onnipresenti nastri bianchi e rossi a volte giusto penzoloni a ricordo di ciò che è stato.
Le case inagibili non sembrano essere tante e sono tra quelle più vecchie.
Lo sguardo si sofferma però su un paio di situazioni ferme a due mesi fa. La chiesa, ancora transennata, svela a lato, nascosta tra gli alberi, l'enorme tenda che supplisce alle sue funzioni.
E alle spalle della strada su cui corrono i ciclisti fanno all'improvviso la loro comparsa le tende allestite nel campo da calcio. Da subito paiono deserte e in effetti i cartelli che annunciano la chiusura del campo portano la data del 23 giugno. Ma nessuno le ha ancora smantellate.












lunedì 18 giugno 2012

Piccoli e grandi ciclisti

Ve l'avevo detto che avrei parlato ancora di loro, no?
Dico di questi giovani ciclisti che si cimentano con la fatica e con gli obiettivi tra allenamenti e gare.
Quella di ieri è stata solo una passeggiata, nel senso che non era una gara ma un cicloraduno, quello organizzato da Francesco Moser ogni anno praticamente in casa sua.
Il mio piccolo campione, con i suoi dodici anni quasi tredici, era il più giovane e perciò si è guadagnato un premio. A lui anche la grande soddisfazione di averne "superati tanti dei più grandi in salita" - testuali parole sue - e di essere arrivato appunto davanti a tantissimi altri, più grandi di lui. 














sabato 12 maggio 2012

I ciclisti quando aspettano

Faccio una premessa. Non sono andata a vedere la partenza della tappa del Giro d'Italia da Modena perché sono un'appassionata di ciclismo. Ci sono andata perché sono un'appassionata di persone. E quest'evento sapevo avrebbe convogliato nello stesso luogo una folla di volti, espressioni, gestualità. Persino parole, anche se fotograficamente non sono trasmissibili. Mi sono divertita molto e ce ne sarebbero da raccontare.
Mi soffermo qui sul particolare dell'attesa. Cosa fanno i ciclisti quando aspettano di partire per una tappa?
Ero in una posizione privilegiata, proprio in quel tratto di strada transennato si è riunito il gruppo per la partenza e per un tempo che non saprei quantificare ho potuto osservarli e ascoltarli - e fotografarli.
"Sono così vicini che potrei contargli i brufoli" devo aver detto in un tweet. Anche perché sono tutti giovanissimi, almeno il gruppetto proprio davanti a me era composto da ragazzini. Così mi davano l'impressione di essere.
Ed era un fiorire di idiomi, perché loro chiacchierano, si chiamano, sorridono in tutte le lingue del mondo come farebbe qualunque ragazzino. E rispondono ai richiami dei tifosi, salutano, pazientemente firmano autografi.
Si stiracchiano, guardano avanti, controllano i freni, i raggi. Pensano. E poi ancora chiacchierano. Sempre in maniera così ben educata e composta che quasi non credi che siano dei ragazzini.
Da mamma, come potrei essere loro, mi auguro, o mi illudo, che abbiano sempre cura di loro stessi.








lunedì 16 aprile 2012

Sport da ragazzi

Fanno una gran tenerezza questi ragazzi, che qui hanno 12-14 anni, mentre si preparano alla gara, si concentrano, ascoltano l'allenatore, partono e lottano. Forse perché sono ancora e soprattutto figli (non tutti miei! uno solo è il mio).
Comunque, è ricominciata la stagione e ogni tanto mi scapperà di parlare di loro.